Il Re dei Cardi: il Cardo Gobbo di Nizza Monferrato!

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Cucchiarine e Cucchiarini, buongiorno!

slow foodQualche settimana fa c’è stata nel mio piccolo paese nella provincia di Asti una bella festa dedicata al Cardo Gobbo. Dopo anni di diatribe e di campanilismi, non so chi, non so perché ma finalmente abbiamo abbandonato il nome Cardo Storto per entrare a far parte del presidio Slow Food  “Cardo Gobbo di Nizza Monferrato”. Sono così contenta che ho deciso di spendere un paio di parole in merito.

Voi lo sapete cos’è un “Presidio Slow Food”?

Se, come a me, vi capita di avere le idee confuse, ve lo spiego volentieri:

“I Presìdi Slow Food sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta.” (fonte: http://www.fondazioneslowfood.com/it/cosa-facciamo/i-presidi/ )

La Fondazione Slow Food nasce a Firenze nel 2003, ed uno dei primi prodotti ad essere  sostenuto è stato il “Cardo Gobbo di Nizza Monferrato”. Tengo a precisare che fanno parte del presidio alcuni produttori dei paesi limitrofi (come il mio ad esempio).

Come mai il Cardo Gobbo è presidio Slow Food?

Ve lo spiegherò grazie alle chiacchiere che ho avuto modo di fare con una persona che ha raccolta la grande eredità lasciata dal compianto Tullio Mussa, precedente fiduciario della condotta Slow Food che ora porta il suo nome, ha continuato a  “perorare la causa” del Cardo Gobbo e che lo ha particolarmente a cuore. Il suo nome è Piercarlo Albertazzi.

Spadone_borgovilla1Prima però di parlare con lui (che ringrazio di cuore), ho cercato informazioni su Internet su siti vari, e la cosa più strana che notavo è che secondo alcuni siti pare che coltivare il cardo sia un gioco da ragazzi. Allora mi son domandata… ma se è così semplice… come mai farlo diventare Presidio Slow Food?

In realtà il lavoro del cardarolo (così si chiama chi coltiva il cardo) non è affatto semplice. Potrebbe apparire tale in un primo momento, durante la crescita del cardo infatti bisogna soltanto togliere le erbacce intorno, il resto lo fa il terreno sabbioso. Il Cardo Gobbo viene in prevalenza piantato vicino agli argini del torrente Belbo, in presenza di un terreno estremamente sabbioso, che ha un drenaggio fenomenale di circa venti metri, e che quindi, quando il cardarolo sotterra il cardo, permette di non fare marcire il cardo (a volte marciscono al limite soltanto le foglie più esterne).

Eccoci alla particolarità del cardo e del lavoro del cardarolo, ed il motivo per cui è diventato Presidio Slow Food.

cardo legatoA partire dall’inizio di settembre circa, quando il cardo Spadone può già essere interrato (secondo il disciplinare del Presidio Slow Food può diventare Cardo Gobbo di Nizza Monferrato soltanto il cardo Spadone), il cardarolo deve occuparsi di farlo diventare ‘gobbo’. Per prima cosa si deve legare il cardo, un lavoro che si fa in ginocchio, poi si prepara un fosso, all’interno del quale si andrà piegare il cardo facendo attenzione a non spaccarne le radici (altrimenti marcirebbe) e infine ricoprendolo con la terra. A partire dai primi di ottobre in aderenza al disciplinare si potrà iniziare a trovare in commercio questo splendido ed unico prodotto nei nostri territori (e spero sempre più in giro per l’Italia!)

Tutte queste operazioni ovviamente si possono eseguire solo manualmente, e solo i cardaroli esperti riescono a fare questi passaggi senza spezzare il cardo spadone o rompere le radici. Un cardarolo molto simpatico, Vittorio Quaglia e oserei dire molto tecnologico, ha messo online un video che vi fa vedere esattamente come deve essere sotterrato il cardo.

Se avete tempo vi consiglio di spendere 3 minuti del vostro tempo e capire, come ho fatto io, che questo lavoro non è così semplice come si legge su alcuni siti Internet (e dopo questo articolo capirete anche perché ha un prezzo superiore agli altri cardi!).

A questo punto il più sembra fatto: dopo 20 giorni che è stato sotterrato, il cardo spadone perde la clorofilla e diventa completamente bianco, ed è anche diventato curvo, perché per natura cerca di ritornare alla luce, ma il peso della terra non glielo permette. Per il cardo spadone il peggio è passato, perché si è trasformato in cardo gobbo di Nizza, ma per il cardarolo la parte più impegnativa del lavoro forse deve ancora arrivare.

spadone_rivabelbo0Ricordo che il Cardo Gobbo si raccoglie da ottobre a febbraio, e i migliori esemplari sono quelli che “prendono il gelo” poiché la dolcezza viene data sì dal terreno, ma la croccantezza viene data dalle basse temperature a cui è sottoposto quando è ancora sotto terra. Se per caso mi leggete dal sud, dimenticatevi i vostri inverni miti. Quattro anni fa siamo andati a -22 gradi, potete immaginare le difficoltà del cardarolo ad estrarre i suoi cardi gobbi.

Freddo, gelo, fango, ghiaccio. A volte i cardaroli sotterrano i cardi persino col piccone.

Ma non è ancora finita…

Il cardarolo lascia nel campo le estremità del cardo che non gli servono e le foglie più esterne, perdendo così circa il 50% del prodotto… inoltre i cardi devono essere ancora lavati in acqua acidulata, possibilmente fredda in modo che il Cardo Gobbo di Nizza non si ossidi e diventi nero.

Ricordo inoltre che il cardo spadone può arrivare ad essere alto più di un metro e cosa che non vi ho detto prima… ma il cardo è SPINOSO!!!!

Beh, ragazzi che ne dite? Mica un lavoro semplice!!! Ma il prodotto finale è davvero quello che viene considerato il ‘Re dei cardi’. I cardi si producono in diverse zone d’Italia, ma il Cardo Gobbo di Nizza no.

La peculiarità del Cardo Gobbo di Nizza Monferrato è che a differenza di qualsiasi altro cardo, per le sue caratteristiche uniche sopra descritte, si può mangiare crudo, ne vengono prodotti circa 200 quintali in un anno.

Lo abbiamo detto, croccante e dolce. Accompagnato con una buona bagna cauda, o in insalata con acciughe olio e sale. Non ci credete? Cosa aspettate? Provatelo!

cardo gobbo

 

Un pensiero riguardo “Il Re dei Cardi: il Cardo Gobbo di Nizza Monferrato!

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